La torta ballerina

mercoledì 29 ottobre 2014


Non c’è niente da fare la torta Pavlova è senza dubbio la mia torta preferita. La preparo quando voglio stupire i miei ospiti perché è molto bella e scenografica. La sola vista scatena le papille gustative che inondano le fauci golose di abbondante acquolina: chi non vorrebbe tuffare la faccia in quel trionfo di panna, meringa, frutta? Irresistibile! La Pavlova conquista i palati appassionati di dolci dolci e allo stesso tempo li stupisce con le note acidule della frutta. Fa crunk quando mordi la meringa e floff quando la panna montata invade la bocca con la sua sofficità. I mirtilli, i ribes, le fragoline danzano tra dente e dente fondendosi in un boccone delizioso che lascia alla fine la voglia di ricominciare: crunk, floff, gnam! Che gusto e che godimento. 


Il piacere inizia già quando la prepari. Pochi gli ingredienti, facile il procedimento eppure, la torta Pavlova riesce solo a chi segue con precisione maniacale il procedimento pesando con accuratezza, tenendo fede al tempo che “… comunque vadano le cose lui passa …” ma certamente lo puoi calcolare e tanto più rispettare. Allora l’esecuzione della torta Pavlova assume l’incanto di una danza ogni gesto calibrato, ogni passaggio misurato e la difficoltà è nascosta nel risultato e io mi sento pronta ad eseguire il virtuosismo culinario proprio come la ballerina russa che dall’alto delle sue punte incantò lo chef australiano che inventò la torta dedicandola all’eterea Pavlova.



La ricetta la conservo qui nel mio speciale ricettario dove tengo tutte quelle che ho provato e che mi piacciono. È una delle mie torte preferite la Pavlova, molto bella e soprattutto buonissima che amo preparare quando ho ospiti per poi raccontare, ogni volta, la sua storia affascinante. Ricordo che a farmi conoscere la torta Pavlova è stata una mia cara amica appena tornata dall’Australia. È il dolce nazionale là e anche se la Nuova Zelanda ne rivendica la paternità, la mia amica mi ha garantito che non c’è australiano che non sia certo che a crearla sia stato proprio un pasticcere “aussie” innamorato di una ballerina russa. Pavlova era in tournée in Australia, quando lo chef la vide esibirsi rimase rapito e quale gesto d’amore migliore per un pasticcere se non creare un dolce da dedicare all’amata? La torta Pavlova è bella, dolce, leggera, fresca così come la ballerina era apparsa agli occhi del cuoco… 


A me piace prepararla soprattutto con i frutti di bosco: la meringa molto dolce ha bisogno delle note fresche e acidule del ribes, delle more e dei mirtilli per dare il meglio di sé e il gusto rotondo e della panna dà risalto all’insieme. Al palato, la croccantezza della meringa, la consistenza morbida della frutta, la panna soffice danzano con l’eterea Pavlova.


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A cura di Francesca Garavini
Parole Paola Conficoni
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 

L'inchino

lunedì 29 settembre 2014


Autunno
Gustave Flaubert mi ricorda che siamo entrati nella “stagione che si addice ai ricordi”. Sono i mesi che salutano il caldo e accolgono chi ama la montagna.  


Le mie montagne sono gli Appennini, un luogo denso. 

Le parole dell’antica Grecia, tra i profumi del muschio e i frutti della Natura, trovano spazio qui. I ricordi: è il nostos, il viaggio di ritorno a casa, nella mia patria. Nella mia matria, la patria-mamma. 

Il bosco è un paradiso: si cammina piano, e si guarda la terra. Lo sguardo è sempre rivolto lì. Il bosco in questa stagione è un inno alla lentezza, allo sfogliare quei ricordi amati da Flaubert. 

La Natura non chiede mai: dona. Dona i suoi frutti: erbe, funghi, bacche. Mi muovo tra le felci, senza fretta. Avvicino il naso a un fiore, appoggio le dita sul muschio, le sfrego sulla corteccia di un castagno, ascolto i richiami degli uccelli. Attraverso il bosco e i suoi segreti con passo sicuro, al ritmo confuso di un cuore grande ma malandato. Forse mi dovrei fermare. Se dovesse incepparsi di nuovo, vorrei che fosse qui.

Tra i sassi e le foglie del sentiero, un cerbiatto e una lepre, poco più in là, osservano immobili, con il muso inclinato, il divenire. Per qualche istante, gli sguardi incerti s’incrociano come in una scena del vecchio West, una di quelle fra buoni e cattivi. 

La Natura, come ricorda Il piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, ha bisogno di riti. E io, che la vivo da oltre 70 anni, accolgo queste sue parole che non hanno scrittura né suono: è un dialogo silenzioso, fatto di gentilezza, di profondo rispetto. 

I suoi frutti, per essere raccolti, chiedono un inchino. 

È un gesto che nasce in mezzo al verde, al giallo e al marrone. E che, dopo un lungo camminare, mi sussurra una parola greca: algos. Sento il desiderio di fare ritorno. Ritorno alla mia città, Forlì. Quel rito iniziato in quota scende a livello del mare, ai miei affetti. A mia figlia. 

Il mio rito - che oggi viene accompagnato da un bastone di legno, un sostegno naturale che mi sa dare equilibrio - è raccolto in un cestino di funghi, mirtilli, ribes, more e lamponi. Sono i sapori della vita che non ha fretta. Sono le parole che non ho mai detto. 

Nella stagione che “si addice ai ricordi”, vorrei raccontare ancora una volta a mia figlia una fiaba: quella di Pollicino. 

Al posto delle briciole di pane, ci saranno queste lacrime rosse e nere, e questi profumi. Vorrei che le indicassero la direzione. Vorrei che la accompagnassero verso la sua casa, il suo domani…

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Progetto a cura di Francesca Garavini
Immagini Infraordinario
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 

ED È SUBITO SERA

lunedì 14 luglio 2014


Mi siedo in cucina la mattina presto. Non importa se sono andata a letto molto tardi, mi piace iniziare la giornata quando ancora i raggi non abbagliano, l’aria è appena fresca e il giorno è ancora da disegnare. Tace la città non del tutto sveglia che lascia cantare i becchi delle rondini: c’è tanta più natura e più verde se ti fermi ad osservare. Seduta in silenzio ascolto i miei pensieri, ma più forte è il rumore che viene dallo stomaco. C’è poco da fare: se il caffè riscalda le mattine d’inverno e il suo aroma riempie la stanza, d’estate penso solo a qualcosa di leggero, di fresco, dissetante. Un po’ di acqua bollente e qualche erbetta fresca: menta e melissa o melissa e verbena? Un tè bancha esotico per far viaggiare la mente oppure una selezione di tè verde classico che drena anche gli ultimi attimi di sonno e infonde carica ed energia.

Il resto è alchimia: il calore dell’acqua richiama dalle foglie gli oli essenziali e tutto si realizza nel tempo di infusione. Intanto che aspetto, lascio pascolare liberi i pensieri…



Il termometro appeso al muro della cucina segna 32 gradi, l’orologio le 3. Oggi è un caldo infernale, come ieri. Persiane chiuse, finestre chiuse mi barrico e combatto la mia battaglia contro l’afa e la canicola: la guerra vuole le sue vittime, ma non sarò io a soccombere. Al buio, a piedi scalzi mi avvicino alla mia migliore arma da difesa, apro la porta del frigo e la luce si diffonde nella stanza come bagliori di raggi gamma. Accaldata, sudata, determinata allungo la mano e cerco nella ghiacciaia sperando di trovare ancora uno dei miei splendidi ghiaccioli caserecci. Ghiaccio puro aromatizzato allo zenzero e menta con una nota dolce di zucchero. Lo addento, lo succhio, lo appoggio alla lingua, alle labbra, alle tempie… Brrrrr… Per un attimo, solo per un attimo, attorno a me danzano i pinguini.



Manca poco, sono pronta per la cena di stasera. Ho preparato la tavola fuori, sulla terrazza. Le cene con gli amici, specie d’estate sono momenti che rendono speciale la vita. Ho preferito non mettere fiori freschi, con il caldo si appassirebbero subito. Ho scelto invece una composizione di vasi di erbe aromatiche, un centrotavola originale, fresco e profumato. Sono piantine di menta piperita, basilico, timo e origano selvatico che mi ha portato la Paola dal suo ultimo viaggio in Sicilia.
È un concerto di fragranze che sa d’estate, una macchia di colore che vira su tutte le tonalità del verde. Qua e là sulla tovaglia a pois ho appoggiato qualche lime. Mi piace la buccia screziata di questo succoso frutto esotico e l’idea di freschezza che regala prima agli occhi che al palato. Ne ho tagliati alcuni a fette, altri li ho fatti a pezzetti per preparare un aperitivo leggero, un mojito a modo mio, meno carico più rinfrescante. Aggiungo qualche fogliolina di menta spezzata con le mani, mescolo in attesa che i passi familiari diventino conosciuti. Ed è subito sera. Ed è subito festa.

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Ricette d’estate
Tisana rinfrescante
Per 1 tazza
  • 6 foglie di menta fresca 
  • 2 foglie di melissa fresca (che gli dà un profumo di limone)
  • 1 cucchiaino di miele millefiori

Fate bollire l’acqua, spegnete il fuoco e lasciate in infusione le foglie di menta e di melissa fresche insieme alla radice di zenzero, dopo averla pelata e grattugiata, per 10 minuti. Filtrate il tutto con l'aiuto di un colino e fate raffreddare. Quando l'infuso sarà a temperatura ambiente mettetelo in frigo. Servite la tisana aggiungendo un cucchiaino di miele millefiori.


Ghiaccioli fatti in casa
Per 4 persone 
  • 250 ml di acqua
  • succo di 2 limoni
  • un pizzico di zenzero fresco grattugiato
  • 2 cucchiai di zucchero 
  • qualche foglia di menta
  • bicchierini di plastica
  • bastoncini in legno per alimenti

Preparate lo sciroppo spremendo i limoni e tenete da parte il succo. In un pentolino versare l’acqua insieme allo zucchero e portare a bollore, lo zucchero dovrà essersi completamente sciolto. Filtrare il succo di limone e unitelo nel pentolino insieme alla menta, lontano dal fuoco. Mescolate bene gli ingredienti. Una volta freddo, versate il liquido ottenuto negli bicchierini di plastica o nei classici stampini e trasferite il tutto in freezer. Aspettate che inizino a congelare poi inserite il bastoncino. I ghiaccioli saranno pronti dopo 3-4 ore. Prima di consumarli per sformarli facilmente, se avete usato bicchierini di plastica, tagliate il bordo con una forbice, se invece avete usato gli stampini, passateli velocemente sotto l'acqua. 


Mojito a modo mio 
Per 1 bicchiere
  • acqua tonica o ginger ale a piacere
  • 1 lime
  • menta fresca q.b. 
  • 25 ml di rhum bianco (preferibilmente cubano)

In pratica è la versione più leggera del famoso long drink d’origine cubana. Mettete in un tumbler alto 1 lime tagliato in 6 pezzettini, aggiungete 7-8 foglie di menta fresca, riempite il bicchiere di ghiaccio tritato, aggiungete una spruzzatina di ginger ale (o acqua tonica), finite col rhum bianco mescolando circolarmente per qualche secondo. Guarnite con 2 ciuffi di menta e servite. Il mio amico Tiziano che fa il barman professionista e gestisce uno dei locali più fighi del mondo – il Diagonàl Loft Club di Forlì – tempo fa mi ha insegnato a tritare i cubetti ghiaccio grossolanamente sbattendoli con un pestello dopo averli avvolti dentro un canovaccio da cucina, ma a casa si può usare tranquillamente il mattarello. L’operazione oltre che mettere di buon umore e stupire chi vi sta intorno darà al drink quel tocco in più che lo renderà ancora più esotico. 

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© 2014 Succi Creazioni d’Interni
A cura di Francesca Garavini
Foto Infraordinario
Storytelling Paola Conficoni
Tutti i diritti riservati/All rights reserved 

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